A cura di Chiara Raucea, ex-Allieva della Scuola Superiore di Catania e socia di Alumni SSC.

Michele è Head of Research dello studio milanese Park, Milano.
Michele Versaci, di formazione architetto ed ingegnere, è dottorando al Politecnico di Milano, Head of Research dello studio milanese Park, e cofondatore di EX., laboratorio di progettazione nato dal lavoro insieme all’amico e collega Andrea Cassi. Con un background che unisce pratica professionale e ricerca accademica, Michele incarna perfettamente lo spirito collaborativo e sperimentale che caratterizza l’offerta formativa della Scuola Superiore di Catania e la missione sociale di Alumni SSC.
Michele ci ha raccontato i luoghi da cui lavora e riflette sul rapporto tra architettura e spazio: dalla sua esperienza alla Biennale di Architettura di Venezia dove quest’anno ha curato due progetti, fino al suo ambiente quotidiano presso Park Associati e al Politecnico di Milano. Dalle parole e dalle immagini che ha condiviso con noi emerge una visione dell’architettura come pratica profondamente legata al contesto, alla sostenibilità e all’interdisciplinarietà. Infine, Michele ha anche condiviso con noi alcune riflessioni sulla sua formazione e sull’importanza del confronto tra discipline diverse.
Le trasferte e il conoscere e lavorare da posti diversi sono parte integrante della professione quotidiana di Michele. Ma quest’anno ha avuto la fortuna e l’onore di lavorare in un contesto veramente speciale: nel 2025, Michele ha partecipato per la prima volta alla Biennale di Architettura di Venezia, un’esperienza che ha definito ricca e intensa, ma sicuramente anche molto gratificante. Nonostante più di un anno di preparazione, le scadenze ufficiali e la complessità dell’allestimento hanno rappresentato una sfida importante.
Alle Corderie dell’Arsenale, una delle sedi principali della Biennale, ha curato l’installazione intitolata “Resourceful Intelligence”, nata dall’incontro tra il suo lavoro presso Park Associati, dove collabora dal 2017, e la sua ricerca di dottorato al Politecnico di Milano. Il progetto è stato selezionato tramite un’open call curata da Carlo Ratti, che ha impostato l’edizione della Biennale sul tema dell’interdisciplinarietà.

L’installazione approfondisce il concetto di urban mining, ovvero la possibilità di recuperare materiali da costruzione direttamente dalla città, da edifici in disuso o in demolizione. Due grandi pareti alte sei metri, interamente costruite con materiali di recupero, rappresentano il cuore del progetto. La prima parete è una facciata in vetro rigenerato, ottenuto dal recupero dei serramenti durante la ristrutturazione di Palazzo Missori, edificio degli anni Trenta situato a Milano. I pannelli di vetro, che non rispondevano più agli attuali standard di efficienza, sono stati fusi su stampi in acciaio e texturizzati dall’azienda 6:AM, dando origine a pannelli decorati che dimostrano il potenziale tecnico ed estetico del materiale riciclato. Di fronte si erge una seconda parete realizzata con piastrelle in clinker, provenienti dalla decostruzione dell’Hotel Michelangelo, torre modernista degli anni Sessanta, emblema della ricostruzione post-bellica milanese. Questo gesto, semplice ma potente, racconta un nuovo modo di costruire, più sostenibile e circolare. Dietro una delle pareti è stato installato un video che illustra la ricerca accademica, i casi studio e i dati raccolti per mappare, nella città di Milano, gli edifici che in futuro potranno offrire materiali di riuso e il loro ciclo di vita. Il progetto, visibile anche online sul sito ufficiale della Biennale (https://www.labiennale.org/it/architettura/2025/natural/resourceful-intelligence) o su quello di Park (https://parkassociati.com/progetti/resourceful-intelligence), ha richiesto mesi di lavoro, dalla progettazione alla raccolta fondi, fino alla costruzione in loco e alla produzione del video, realizzato in collaborazione con lo studio di visualizzazione dati Accurat.
Oltre all’installazione Resourceful Intelligence, Michele ha curato anche THERMOCENE, un cortometraggio proiettato alle Corderie e prodotto da MYBOSSWAS, EX., ARTECO e KINO Produzioni. THERMOCENE è un’installazione che riflette sull’urgenza di una nuova sinergia tra ambiente e società, esplicitando le tracce invasive dei dispositivi umani nell’era del cambiamento climatico (https://www.thermocene.com/it/). L’opera è una sinfonia creata da Giorgio Ferrero e Rodolfo Mongitore (Mybosswas) all’interno di due bivacchi siti a 3000 metri di altitudine sulle Alpi piemontesi, progettati da Michele ed Andrea Cassi.

Quando non è in trasferta, Michele lavora principalmente presso Park, a Milano. Lo studio è ospitato in un grande open space ricavato da una ex fabbrica di scocche per telefoni, trasformato in un ambiente dinamico e luminoso che conserva l’anima industriale. All’interno dello studio, Michele coordina il dipartimento di ricerca (Park Plus) che ha contribuito a fondere qualche anno fa e gli aspetti più concettuali e strategici dei progetti. Ha anche ideato e cura Park Stage, una serie di talk interdisciplinari mensili, che si tengono in uno spazio ibrido dello studio: il refettorio, che per l’occasione si trasforma in un piccolo auditorium.

Gli incontri coinvolgono professionisti provenienti da ambiti diversi -moda, filosofia, finanza, medicina, fotografia, arte- e sono pensati per arricchire il bagaglio culturale e progettuale degli associati. Michele li descrive come strumenti per fare ‘trekking mentale’: non abiti della domenica, ma zaini pieni di idee da portare nel lavoro quotidiano. Per lui, l’interdisciplinarietà è una chiave fondamentale per progettare meglio e comprendere il mondo in modo più ampio, evitando l’autoreferenzialità che spesso caratterizza le discipline creative.
Oltre all’attività presso Park, Michele lavora spesso presso il Dipartimento ABC del Politecnico di Milano, dove sta completando il suo dottorato. La ricerca si concentra sulla distribuzione spaziale e temporale dei materiali da costruzione nelle città e su come questi possano essere riutilizzati in un’ottica di sostenibilità. Questa esperienza accademica gli consente di approfondire temi che nella pratica professionale non sempre trovano spazio.
Alla fine della nostra conversazione, Michele ha riflettuto sull’importanza della sua formazione alla Scuola Superiore di Catania, dove ha sviluppato una forte curiosità verso le diverse discipline. Dice che la vita collegiale gli ha insegnato il valore del confronto, dell’apertura e dell’ascolto. Questa attitudine lo accompagna ancora oggi nel lavoro, alimentando l’idea dei talk mensili come momenti di pausa e riflessione. Per lui, anche lo spazio fisico in cui si lavora ha un ruolo fondamentale: influenza il modo di pensare, collaborare e progettare. L’ambiente, inteso sia come luogo che come atmosfera, è essenziale per fare bene il mestiere dell’architetto.
