Storie di Alumni: Simone Tornabene

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Ripercorrendo la tua storia, le prime cose che emergono sono una grande creatività e un forte carattere interdisciplinare lungo tutta la tua carriera: dagli studi in Scienze politiche sei approdato alla comunicazione e da lì all’imprenditoria. Come sei arrivato fin qui e quanto la SSC ti ha aiutato in questo?

Il mio percorso lavorativo è stato molto plasmato dall’arrivo di Internet: non ha seguito di suo un percorso predefinito. Mi sono trovato a cogliere opportunità inedite e a seguire scenari in evoluzione, per questo, guardandolo oggi, questo percorso si è dipanato in modo eclettico. Di base la necessità di trovare un lavoro a Milano dopo l’università e la passione per i media digitali (che entravano allora, nel 2009, nelle priorità delle aziende) mi hanno portato a iniziare ad investire  le mie competenze in questo campo. Come tutti i campi “agli esordi”, anche quello dei media digitali richiedeva una forte capacità di interdisciplinarità (alimentata dalla curiosità). In questo sia i miei studi che la SSC sono stati utili. Scienze Politiche ha nei fatti un curriculum multidisciplinare che si fonda sulle scienze sociali, sulle lingue, sulla giurisprudenza. Ambiti che richiedono approcci e strumenti differenti. Mentre alla SSC l’ambiente è per natura multidisciplinare: ho vissuto 5 anni con colleghi che studiavano cose molto diverse dalle mie, abbiamo condiviso chiacchiere, visioni, soluzioni a problemi comuni, corsi curriculari.

Il tuo legame con la SSC è molto forte: da allievo sei tornato nel ruolo di professore del Digital Marketing Lab, ma, in generale, ti sei dedicato all’insegnamento anche presso altre sedi universitarie. Come è stato passare dall’altro lato della cattedra?

    È stato bello perché è stata occasione per restituire un po’ di quello che ho avuto la fortuna di prendere. Sia alla SSC che allo IULM o presso le altre università in cui ho avuto la fortuna di insegnare, il rapporto con gli allievi è stata la motivazione principale. Insegnare non è un mestiere e basta, fa parte di quelle attività umane impossibili da fare senza sentire una “chiamata al servizio”. Per questo credo che prima di tutto chi insegna debba porsi il problema dell’utilità: cosa sto offrendo e a cosa serve? Insegnare non è soltanto trasferire informazioni (operazione di scarso valore al tempo di Internet), ma è soprattutto formare prospettive e approcci metodologici per indagare la realtà. Credo che il dovere di ciascun insegnante sia dare il massimo e niente di meno. Per questo, quando la vita mi ha portato a non riuscire più a mettere tutto me stesso nell’insegnamento, ho preferito abbandonarlo.

    Dichiari di aver “sognato e fallito con diversi progetti” e proprio il fallimento è stato oggetto del tuo talk durante la prima edizione del TEDxSSC (un’ulteriore occasione di ritorno alla Scuola in una nuova veste). Quanto e perché il fallimento è stato così importante nel tuo percorso?

      Il fallimento è stato fondamentale nel mio percorso ed è fondamentale in qualsiasi percorso che voglia approdare da qualche parte. Per ogni cosa che consideriamo un successo nella nostra vita, possiamo elencarne almeno quattro che sono andate male. Il fallimento è intimamente connesso al successo: non esiste apprendimento e quindi miglioramento senza fallimento (anche se non è vero automaticamente il contrario, purtroppo) e tutti i successi nascono da fallimenti, in modo imprevedibile. Ad esempio, oggi io sono felice della mia vita a Milano e di quello che mi ha offerto la città. Ma il motivo per cui mi trasferii era di natura sentimentale e quella relazione andò male. Un fallimento che, però, mi ha regalato dei successi. Se non avessi fallito diverse volte, non sarei finito a percorrere strade incredibili nella mia vita, sia per panorama che per destinazione. Spesso mi si chiede come ho fatto a creare aziende di successo e internazionali, ma la verità è che quei casi di successo riposano sull’esperienza dei casi di insuccesso che oggi non sono più visibili. Del resto ho creato più di 15 aziende fin qui e solo alcune di queste sono state di successo. La maggioranza di quelle che ha fallito non è più visibile. Il successo resta e diventa un esempio, ma il vero maestro è il fallimento.

      La comunità della SSC e i rapporti con essa sono tra i ricordi che Allievi e Alumni serbano con più affetto. Tu in questo credi fermamente, tant’è che sei anche diventato promotore della creazione dei primi Chapter Alumni, per cui ti chiediamo: quali consigli hai da dare in merito alle relazioni e alla creazione di network interpersonali – dentro e fuori le mura della SSC – agli Allievi di oggi e di domani?

        A distanza di anni, se dovessi descrivere un solo vantaggio che ho avuto dalla SSC, direi che la singola cosa più bella e potente della mia esperienza è stata il rapporto con gli altri allievi. Bella perché ha arricchito la mia vita personale, mi ha fatto crescere e mi ha reso una persona migliore. Potente perché quei legami umani sono stati di grande aiuto dopo l’università. Tutti gli allievi si trovano oggi in posizioni di rilievo, contribuiscono in modo determinante al progresso delle società in cui vivono. Sono connessioni lavorative importanti. Alcuni di loro mi aiutano ogni giorno e sono essenziali alle attività imprenditoriali che svolgo, come commercialisti, avvocati, notai, esperti di tecnologia. Altri sono stati essenziali in momenti critici come medici. Oppure, anche solo con la vicinanza di un rapporto di amicizia che continua ad essere appagante anche dopo quasi due decenni. Il mio unico consiglio sarebbe quindi: godetevi il vostro tempo, investite nello stare insieme con curiosità e apertura. Tutto questo assumerà significati imprevedibili domani. Imprevedibili ma determinanti, anche se adesso non sarebbe possibile dire come.

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