Storie di Alumni: Osvaldo Artimagnella

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A cura di Silvia Majorana, ex-Allieva della Scuola Superiore di Catania e socia di Alumni SSC.

Osvaldo, oggi sei Ricercatore sanitario, ruolo che ricopri grazie al tuo percorso di formazione che ti ha portato, dopo la laurea magistrale in Neuroscienze, a completare un Ph.D. in Functional and Structural Genomics presso la SISSA di Trieste. Partendo da ciò, avremmo alcune domande per te.

Su cosa verteva il tuo dottorato e quanto quelle ricerche hanno influito sul tuo attuale lavoro?

Il laboratorio a cui afferivo si occupa di sviluppo della corteccia cerebrale. Nello specifico investiga i processi cellulari e i meccanismi molecolari alla base delle fasi del neurosviluppo che portano alla formazione della struttura più sviluppata e caratteristica dei mammiferi, la corteccia cerebrale. Queste fasi sono finemente controllate nel tempo e nello spazio, coinvolgendo molteplici tipi cellulari e l’attivazione specifica di geni esattamente quando devono attivarsi. I neuroni sono tra le principali cellule del sistema nervoso e – quindi – della corteccia cerebrale. Hanno origine durante la cosiddetta fase di neurogenesi, e una volta formati danno origine a tutti gli integrati circuiti che caratterizzano le nostre strutture cerebrali, alla base delle funzioni cognitive superiori quali ad esempio la memoria, la percezione e il linguaggio.

Nello specifico, le ricerche del mio dottorato riguardavano i neuroni post-natali e maturi, studiando in particolare il ruolo di uno di quei geni fondamentali nelle fasi precoci di sviluppo della corteccia cerebrale, Foxg1. Canonicamente, Foxg1 è noto come fattore di trascrizione, quindi agisce nel nucleo dei neuroni nella cosiddetta fase di trascrizione, che da DNA porta all’mRNA, molecola che sarà poi tradotta in proteina. Tuttavia, io l’ho studiata in un potenziale nuovo ruolo, non canonico, che potesse coinvolgerlo in funzioni citoplasmatiche, e possibilmente nel processo della sintesi proteica (la traduzione). Ebbene, alla fine, non solo Foxg1 sembra svolgere tale ruolo non canonico, ma lo svolge in modo specifico su certi geni neuronali, alcuni dei quali coinvolti in funzioni di plasticità sinaptica e cerebrale.

Io ho studiato tutto ciò nel contesto fisiologico, tuttavia mutazioni a carico di questo gene possono interferire nei processi di sviluppo portando a malattie del neurosviluppo, ad esempio delle forme epilettiche infantili. Conoscere i dettagli molecolari del funzionamento di Foxg1 permette di prevedere in caso di mutazioni quali saranno i processi alterati, ed è possibile attuare una terapia personalizzata.

Il dottorato è stato una palestra immensa non solo per le tematiche complesse affrontate e per il bagaglio metodologico, ma anche dal lato umano, per le interazioni con diversi colleghi e collaboratori di diversa formazione, con alcuni dei quali siamo tutt’ora amici. Oggi faccio nuovamente parte di un gruppo eterogeneo, fatto di biologi, farmacologi, elettrofisiologi e bioinformatici. E porto con me il mio bagaglio di competenze nel mondo fisiologico e lo applico viceversa nel contesto patologico delle neurodegenerazioni.

Oggi lavori come Ricercatore sanitario nell’ambito delle “Neuroscienze sperimentali in riabilitazione”, afferendo al laboratorio di biologia molecolare e delle Scienze omiche. Di cosa ti occupi nello specifico?

All’IRCCS Centro Neurolesi Bonino-Pulejo di Messina ci occupiamo di neuroriabilitazione, affrontando sia patologie neurodegenerative – come Alzheimer, Parkinson e Sclerosi Multipla – sia altre malattie neurologiche, tra cui ictus, lesioni spinali ed epilessia. Nel nostro laboratorio studiamo le malattie neurodegenerative in modelli in vitro, con l’obiettivo di investigare i meccanismi cellulari e molecolari che ne determinano l’insorgenza e la progressione, sia di testare nuovi composti valutando i potenziali effetti neuroprotettivi e i processi biologici sottostanti. Il principale obiettivo è di sviluppare strategie terapeutiche e preventive.

Per queste ricerche facciamo ampio uso di tecnologie avanzate per lo studio di DNA e RNA – le molecole che contengono e trasmettono l’informazione genetica – nell’ambito delle Scienze omiche. Nello specifico, sequenziamo il cosiddetto Trascrittoma (tutta l’informazione genetica espressa a livello di RNA) dei neuroni, per valutare eventuali alterazioni dei livelli di espressione dei geni che la malattia neurodegenerativa sotto studio produce, e come l’uso di potenziali sostanze neuroprotettive può far tornare alla normalità tali livelli. Analizzando nello stesso istante tutti i geni espressi dai neuroni, possiamo studiare i processi biologici coinvolti e il loro impatto a livello cellulare e clinico, in seguito a opportune validazioni sperimentali. 

Inoltre, nell’ambito della ricerca clinica, collaboriamo con i medici per analizzare DNA e RNA di campioni biologici di pazienti affetti da malattie neurodegenerative, prima e dopo un trattamento neuroriabilitativo – del quale l’IRCCS di Messina è una eccellenza nel territorio italiano, potendo contare su tecnologie d’avanguardia – con il fine di comprendere il background genetico che permette la migliore prognosi, così come i possibili meccanismi molecolari su cui agisce il trattamento neuroriabilitativo.

Così facendo, le Scienze omiche ci permettono di analizzare in modo approfondito i processi biologici alla base delle malattie neurodegenerative, potendo così integrare più informazioni insieme e cercando di individuare nuovi target molecolari da poter bersagliare per fronteggiare tali patologie.

Osvaldo ci ha anche raccontato la nascita per la sua passione per la Neurobiologia molecolare, quanto la sua esperienza alla Scuola Superiore di Catania ha influito sulle sue scelte, fino al suo ritorno in Sicilia, a Messina. Se vuoi saperne di più, leggi qui la sua intervista.

Quali sono le difficoltà principali che ti trovi a fronteggiare nell’ambito della ricerca sanitaria in Italia?

Sicuramente una pesante burocrazia, radicata in ogni aspetto del processo scientifico che non fa che rallentare il lavoro di noi ricercatori. La gestione amministrativa dei progetti di ricerca è spesso complessa, richiede tempi lunghi, rendendoci meno competitivi rispetto al contesto internazionale. Inoltre, molti giovani ricercatori sono costretti a lavorare con contratti precari, in particolar modo al Sud, rendendo difficile la costruzione di gruppi di ricerca solidi e competitivi, ancor meno essere attrattivi per gli altri Paesi. Se ciò non bastasse, anche a causa di questo molti “cervelli” sono spesso costretti a lasciare il nostro Paese. Tuttavia, ritengo che noi italiani, e soprattutto noi siciliani, tendiamo ad avere una scarsa valorizzazione di ciò che possediamo, eppure è noto come a livello mondiale siamo tra i principali vincitori di fondi estremamente competitivi, sia in istituti esteri, ma anche in quelli italiani (notizia recente, che gli istituti italiani sono terzi in Europa nell’acquisizione dei prestigiosi grant ERC). Le opportunità in Italia e al Sud esistono, e dobbiamo tutti lavorare a darne il giusto merito.
 

Attualmente, tra il tuo lavoro – costantemente in divenire – e il tuo nuovo ruolo di Presidente Alumni SSC hai tante attività in cantiere: quali obiettivi ti sei prefissato di raggiungere nel futuro prossimo?

Riguardo il mio lavoro sto cercando di far fruttare al meglio le esperienze e la formazione maturata fino ad oggi, portando il mio bagaglio di conoscenze e di contatti nel quotidiano. È interesse mio, e del gruppo di ricerca con cui lavoro, alzare costantemente l’asticella, fronteggiare sempre più sfide, affinché i nostri studi portino valore e il giusto riconoscimento a realtà del Sud. Obiettivo è riuscire a vincere fondi nazionali e internazionali grazie ai quali possiamo diventare calamita di ricercatori altamente qualificati, nel Sud!

In modo simile, anche Alumni SSC ha enormi potenzialità. Una realtà in cui Soci sono tutti talentuosi professionisti e profondamente legati alla loro città di origine (o di formazione universitaria), posso solo immaginare il valore che può portare nel nostro territorio. Difatti uno dei miei obiettivi con la crescita dell’Associazione (oggi conta più di 250 associati) è avvicinare il più possibile i Soci tra loro, sperando nella nascita di collaborazioni e di progetti che permettano da un lato di migliorare la propria carriera e allo stesso tempo portare valore nel Sud!

Infine, ritengo che Alumni SSC e i suoi Soci possano giocare un ruolo fondamentale in quello che per me è un tema fondamentale nella formazione, cioè quello dell’Orientamento. Un Orientamento sia in entrata, nel contesto universitario, che in uscita nel mondo del lavoro. Alumni SSC è testimonial di importanti percorsi (lineari e non), che come dicevo hanno portato l’ex-Allievo della SSC alla sua attuale professione. Un valore intrinseco e gratuito che può (e deve) essere condiviso con tutti.

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