Storie di Alumni: Giampaolo Pitruzzello

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Ciao Giampaolo! Dopo soli nove anni dal diploma di licenza magistrale presso la Scuola Superiore di Catania, oggi sei Senior Editor di Nature Photonics, una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo. Qual è stato il tuo percorso fin qui?
Dopo il diploma magistrale presso la SSC ho conseguito il dottorato in fisica presso l’Università di York, nel Regno Unito, nella quale avevo precedentemente svolto attività di ricerca partecipando al programma Erasmus grazie al sostegno del Prof. Priolo, allora presidente della SSC. Grazie alla Scuola ho anche avuto l’opportunità di svolgere un breve stage presso la redazione di Nature Nanotechnology, un’esperienza che ha creato le basi per la mia passione per il mondo editoriale.
Dopo aver conseguito il dottorato, ho continuato a condurre ricerca accademica come post-doc per due anni e mezzo, ancora presso l’Università di York, occupandomi di applicazioni dell’ottica e della fotonica nel campo biologico e biomedico. Dal 2022 ha avuto inizio la mia carriera nel campo dell’editoria scientifica, inizialmente come Associate Editor, e ora come Senior Editor di Nature Photonics.

Insomma, dopo una breve ma brillante carriera come ricercatore in laboratorio, adesso ti trovi “dall’altra parte della barricata”, lavorando, per una rivista così rinomata. Cosa ti ha portato a questa scelta e quanto è stata decisiva la tua formazione presso la Scuola Superiore di Catania (SSC)?
La ricerca scientifica spesso richiede di concentrarsi quasi interamente su un argomento specifico, studiandolo con grande profondità e dettaglio. Per quanto abbia apprezzato la mia esperienza da ricercatore, devo ammettere di aver trovato limitante focalizzarsi esclusivamente su un singolo, o pochi, argomenti di ricerca. Dunque, la motivazione principale che mi ha invogliato ad entrare nel campo dell’editoria scientifica è stata la mia curiosità verso una gamma più ampia di campi di ricerca al di là delle mie competenze tecniche circoscritte alla mia attività di laboratorio. Da editore, sono costantemente esposto a conoscenze diverse, nuove e di altissima qualità. Questa costante diversificazione mi permette di avere una visione più ampia e completa del panorama scientifico, una prospettiva che mi gratifica e continua ad alimentare la mia curiosità.
Proprio per questo, la formazione presso la SSC è stata fondamentale, in particolare nel fornirmi una solida base per riconoscere ed apprezzare l’interdisciplinarità. È proprio questa capacità di guardare oltre i confini delle singole discipline che si è rivelata essenziale nel mio percorso formativo e professionale.

Nello specifico, di cosa ti occupi durante la tua giornata lavorativa?
La mia giornata lavorativa consiste principalmente nel valutare gli articoli sottomessi dai ricercatori a Nature Photonics. Il primo passo consiste nel decidere se gli articoli sono di sufficiente interesse generale e rappresentano un progresso significativo nei campi dell’ottica e della fotonica. Nel caso in cui giudichi un articolo come meritevole, coordino il processo di peer review, che inizia con l’individuazione di revisori, ovvero esperti accademici nel settore, per una valutazione dettagliata. In seguito prendo una decisione sull’eventuale pubblicazione dell’articolo, tenendo conto delle valutazioni dei revisori e delle modifiche apportate dagli autori. Questo richiede spesso diplomazia ed equilibrio nel gestire la comunicazione tra autori e revisori, quando ad esempio bisogna valutare opinioni discordanti o pareri estremamente soggettivi o parziali. Inoltre, il mio lavoro prevede anche la stesura di articoli originali per Nature Photonics con lo scopo di riassumere e promuovere ricerche interessanti pubblicate in altre riviste. Scrivo anche pezzi di stampo giornalistico, come commenti editoriali e reportage al fine di documentare conferenze di particolare interesse alle quali partecipo. Insomma, è un lavoro abbastanza variegato che mi permette di entrare in contatto con ricerche all’avanguardia e con ricercatori provenienti da tutto il mondo. Non smetto mai di imparare, il che rappresenta uno degli aspetti che trovo più motivanti e gratificanti.

Quanto è importante, oggi, l’etica nella ricerca scientifica?
Nel contesto attuale della ricerca scientifica, l’etica è centrale. Non si tratta solo di seguire direttive, ma di adottare comportamenti corretti che possano influenzare direttamente la validità e l’affidabilità della ricerca stessa. L’etica nella ricerca scientifica implica un impegno per trasparenza, integrità e responsabilità, specialmente riguardo la raccolta e il trattamento dei dati, l’utilizzo di metodi e protocolli che consentano ad altri ricercatori di riprodurre e validare risultati esistenti. Purtroppo, la continua pressione per pubblicare, esemplificata dal mantra del “publish or perish”, potrebbe indurre alcuni ricercatori a comportamenti scorretti.
Sebbene il principale contributo sia degli autori, le riviste scientifiche possono, e devono, contribuire attivamente a garantire l’integrità della ricerca tramite rigorosi processi editoriali e stretta collaborazione con gli autori. A questo fine, a Nature Photonics e, in generale, Springer Nature, ci stiamo impegnando a promuovere il concetto di “open science”, secondo cui ogni articolo sarà liberamente accessibile a tutti i lettori insieme ai report dei revisori e i dati utilizzati per generare grafici, figure ed analisi. Questo approccio consentirà eventualmente a chiunque di riprodurre i risultati pubblicati, così come studiare il processo di valutazione e revisione a cui sono stati stati sottoposti gli articoli, promuovendo trasparenza e affidabilità.

Qual è il ricordo o l’insegnamento più importante che hai appreso durante gli anni in SSC e che porti con te ancora oggi?
Mi sento di menzionarne due: interdisciplinarità e collegialità. Questi due aspetti sono fondamentali per generare idee e soluzioni innovative attraverso il confronto tra prospettive e discipline differenti. Allo stesso modo, la collegialità incoraggia collaborazione e condivisione, valori che hanno contribuito in maniera incisiva nella mia crescita personale e professionale. La mia esperienza alla SSC mi ha aiutato a coltivare questi due aspetti, che sono stati, e sono ancora, fondamentali nella mia carriera. Da ricercatore, la collaborazione interdisciplinare è stata sia una necessità che un valore aggiunto, soprattutto quando ho collaborato con biologi e medici. Da editore, questi insegnamenti continuano a guidare il mio lavoro, dove spesso mi confronto con concetti nuovi e collaboro costantemente con altri editori, autori, revisori, redattori di produzione e grafici editoriali.

Prima di lasciarti e di ringraziarti per la tua disponibilità, vorresti dare un suggerimento agli studenti e alle studentesse che intendono intraprendere una carriera simile?
Per intraprendere una carriera nell’editoria scientifica, l’esperienza della ricerca accademica è imprescindibile, per cui un dottorato e qualche anno di post-doc sono generalmente richiesti. Oltre al percorso accademico, è anche importante possedere la capacità di comunicare in modo chiaro, conciso e persuasivo. Questo include la capacità di condensare e semplificare concetti complessi e familiarizzare rapidamente con idee nuove. A questo fine, torna particolarmente utile coltivare esperienze di scrittura e comunicazione scientifica, ad esempio tramite la scrittura di articoli per riviste scientifiche popolari, la partecipazione a conferenze accademiche e a competizioni o iniziative di divulgazione scientifica. In generale, è fondamentale leggere il più possibile, guardare al di là degli studi personali e coltivare una curiosità verso nuovi campi.

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