Storie di Alumni: Claudio Angione

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Il mondo accademico è una presenza costante all’interno del tuo percorso lavorativo, fin dagli inizi: come hai maturato l’interesse per la carriera accademica e quali sono stati gli ostacoli principali che hai incontrato lungo il percorso?

Essere stimolati è, secondo me, la cosa più importante in una carriera universitaria e/o lavorativa. Sin dalla mia formazione a Catania è stato chiaro che per me l’ambiente accademico fosse un luogo di stimolazione intellettuale. L’eleganza della matematica, unita alla possibilità di approfondire argomenti sempre nuovi alla SSC, su discipline vicine o totalmente opposte alla Matematica, ha alimentato tutto ciò. Il Dottorato a Cambridge ha poi rappresentato una tappa fondamentale per il futuro, offrendomi l’opportunità di immergermi nella ricerca e di collaborare con gruppi di lavoro sparsi per il mondo.

Come in altri campi, la carriera accademica non è priva di ostacoli. Sicuramente, soprattutto all’inizio, si sente la pressione di dover pubblicare regolarmente su journal scientifici. Subentra poi la pressione di trovare un posto “tenured”. Progredendo, la pressione si sposta sul dover trovare i finanziamenti per supportare il gruppo e poter assumere ricercatori. Ma la soddisfazione di pubblicare un articolo dopo anni di lavoro, di vedere i propri studenti di dottorato diventare dei ricercatori e poi professori o di vincere dei finanziamenti ripaga (con ricchi interessi) di tutte le difficoltà.

Sebbene tu sia laureato in Matematica, la tua ricerca attuale include anche altre discipline, in primis l’Informatica. Quali pensi siano le sfide principali nell’acquisire una formazione multidisciplinare? E quanto gli anni di formazione alla SSC ti hanno aiutato ad essere aperto a nuovi campi? 

Ho sempre avvertito la necessità di applicare le conoscenze matematiche a problemi concreti. Quando ho iniziato il mio percorso di laurea, il principale sbocco era l’insegnamento. Ma nel giro di qualche anno, combinare matematica e informatica è diventato un requisito fondamentale in molti ambiti: inizialmente nell’ambito di modelli e simulazioni biomediche e, poi, con l’esplosione dell’intelligenza artificiale.

Le sfide sono molteplici, ma sono soprattutto anche fonte di stimolo. Maggiormente all’inizio discipline diverse sono spesso caratterizzate da approcci e terminologie diverse. Pian piano, invece, i campi si incontrano e la loro evoluzione rapida necessita di un aggiornamento costante delle proprie conoscenze. Io ho sempre visto queste come stimoli e mai come difficoltà. Poter parlare con persone di vari settori fa scoprire molte cose e spinge a studiare sempre cose nuove.

La formazione alla SSC è stata perfetta in questo senso: era stata già costruita in modo interdisciplinare, sia formalmente tramite corsi interni che informalmente tramite pranzi e cene in cui si spaziava dalla matematica alla giurisprudenza, dalla medicina alle lettere. Fin dai primi anni si ha la possibilità di fare ricerca. L’ambiente della SSC ti abitua sin da subito a vedere queste sfide come motivo di stimolo costante, un’opportunità da non perdere.

Ti occupi di intelligenza artificiale, che è anche un tema al centro dei dibattiti pubblici sulle sfide del futuro. Pensi che gli sviluppi tecnologici in materia dovrebbero condurre a un ripensamento dell’attuale organizzazione della produzione e trasmissione del sapere umano? Se sì, perché e in che modo pensi dovrebbe cambiare l’istituzione universitaria? Se no, perché pensi che le attuali istituzioni universitarie resisteranno al cambiamento?

Io penso che sia sempre giusto adeguarsi al cambiamento, cercando di prendere tutti i benefici possibili e migliorando o mitigando gli aspetti negativi. Ad esempio, l’intelligenza artificiale (IA di seguito) può aiutare a personalizzare l’apprendimento, adattando un percorso alle esigenze di ogni studente. Sicuramente un tema d’attualità è l’utilizzo di IA per rendere l’insegnamento più interattivo e per rendere la valutazione più oggettiva. 

Cambiando i tempi, cambiano anche le esigenze. Anche se con alti e bassi, si procede sempre verso il progresso e il miglioramento delle condizioni di vita. Quindi, come tutti i lavori, anche quello del docente sta già evolvendo, probabilmente passando da relatore a facilitatore o “tutor” dell’apprendimento.

Sono sicuro che nessuna università sia rimasta immobile, rifiutando di ripensare o, almeno, adattare i propri metodi di insegnamento. Alla lunga, sarebbe controproducente come accendere candele invece dell’interruttore della luce o usare dei piccioni viaggiatori invece di mandare un messaggio su Whatsapp. È comprensibile che in alcuni casi ci siano rallentamenti, dovuti magari a strutture pre-esistenti o mancanza di risorse. È ovviamente fondamentale che questo processo di cambiamento avvenga in modo graduale e coinvolgendo tutti, al fine di garantire una didattica di alta qualità.

Dalla Thailandia fino al Regno Unito, hai avuto modo di formarti e di lavorare in giro per il mondo, ma tutto ha avuto inizio da Catania: cosa ti ha spinto a scegliere di studiare qui? E, in base alla tua esperienza, cosa suggerisci a quei ragazzi che, trovandosi a riflettere sul proprio futuro, tendono a non prendere in considerazione di restare al Sud per studiare?

In Puglia tutti mi consigliavano di spostarmi verso il Nord, non verso il Sud. Ma dopo molti anni da quella fatidica scelta, avendo girato moltissime università, sono sicuro che la qualità della formazione che la SSC e l’Università di Catania mi hanno fornito non ha nulla da invidiare a università top nel mondo.  L’offerta residenziale alla SSC poi aggiunge un tassello importantissimo per la formazione personale.

Le università del Sud offrono corsi di altissima qualità, e studiare vicino casa permette di mantenere i propri legami affettivi in un periodo molto bello della vita. Io rifarei ancora la stessa scelta: non avrei il minimo dubbio.

Capisco perfettamente (e condivido) le motivazioni che possono spingere a lasciare la propria terra per andare a studiare al Nord o all’estero. Il Sud sta crescendo molto, e alcune città ormai producono più ricchezza di molte città del Nord. Ma bisogna anche essere realisti: come opportunità lavorative e networking, in media, purtroppo, sembra ancora un po’ indietro rispetto al Nord e al resto dell’Europa. 

Negli ultimi anni si sono sviluppati molti settori e sono nate nuove imprese che offrono interessanti prospettive lavorative. Credo che rimanere al Sud diventerà un’opzione sempre più allettante. Nonostante ciò, io consiglierei sempre almeno un paio di esperienze fuori: è importante scegliere dopo aver provato così da non avere rimpianti, indipendentemente dalla decisione di restare o andare via.

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