A cura di Chiara Raucea, ex-Allieva della Scuola Superiore di Catania e socia di Alumni SSC.

Paolo è Business Development Manager al Technology Transfer Office all’Università di Leuven (Belgio).
Caro Paolo, gli inizi della tua carriera sono stati contraddistinti da un’esperienza accademica: il dottorato di ricerca in Nanoscience che hai completato, nel 2012, presso la SSC/UniCt. Pensi che simili esperienze accademiche siano un passaggio obbligato per chi svolge la tua professione?
Sono estremamente contento del mio percorso di ricerca e del dottorato che ho conseguito. Ritengo che sia stato uno step fondamentale, ma è possibile ovviamente avere percorsi alternativi. Tuttavia, la conoscenza profonda dei meccanismi accademici è importantissima per il lavoro che svolgo oggi come Business Development Manager al Technology Transfer Office di Ku Leuven (in Belgio). Interagisco quotidianamente con professori e ricercatori e capisco quanto sia importante per loro parlare con persone che intendano il loro linguaggio e le logiche della ricerca.
Paolo ci ha anche raccontato in cosa consiste il suo lavoro attuale, delle competenze richieste e delle opportunità che offre. Se vuoi saperne di più, leggi qui l’intervista di Paolo dedicata soprattutto alle Allieve e Allievi della Scuola Superiore di Catania.
Dopo il dottorato, quali sono stati i fattori che ti hanno portato a scegliere un lavoro non accademico? Hanno contato fattori finanziari, prospettive di stabilità lavorativa, opportunità di crescita o altri fattori personali che ti hanno spinto a cogliere l’occasione giusta al momento giusto?
Devo essere sincero, a proposito delle mie scelte professionali, ha pesato molto sulla bilancia la comparazione tra rischi e benefici. Durante il dottorato di ricerca mi sono reso subito conto dell’imbuto accademico e della lotteria per poter diventare un professore universitario. In un ambito estremamente competitivo, purtroppo, è necessario non solo essere un bravo ricercatore, ma anche trovarsi al posto giusto al momento giusto. Sono sempre stato affascinato dalla tecnologia e dalle start-up e, quindi, a un certo punto ho deciso di affidare il mio futuro principalmente a questo. La scelta non è dipesa da fattori finanziari; anzi, nelle start-up molto spesso non guadagni moltissimo! Non sono state determinanti neppure le prospettive di stabilità lavorativa: per incubare un nuovo spin-off ho lasciato Huawei, che era sicuramente una posizione molto stabile! Nel settore dello sviluppo tecnologico, tuttavia, le opportunità di crescita sono enormi. Non solo professionale, ma anche personale. E credo sia stato questo l’ingrediente che ha influenzato maggiormente le mie scelte!
Negli ultimi anni, qual è stata l’esperienza professionale che ti ha permesso di crescere di più e quella che ti ha gratificato maggiormente?
Ottenere finanziamenti privati per il mio progetto insieme ad un gruppo fantastico nel 2016 è stata l’esperienza più formativa. Vedermi crescere, poi, in ruoli di sempre maggiore responsabilità negli anni seguenti è stato molto gratificante!
Al momento sono molto contento e gratificato per la nomina che ho ricevuto a consigliere di amministrazione per gli spin-off di KU Leuven. Questo ruolo, oltre alla mia personale responsabilità civile, mi richiede anche di rappresentare un’Università così prestigiosa e questo mi fa sentire orgoglioso!
In molti settori viene sempre più dato spazio all’impatto che i progetti svolti hanno sulla società. Valori come “contribuire a una giusta transizione ecologica” e “combinare crescita economica con sostenibilità” sono spesso richiamati in progetti di ricerca accademica ma anche in missioni aziendali. Pensi che questi valori guidino anche la programmazione di attività nel tuo campo? Puoi farci degli esempi su quale sia l’impatto di questi valori nel tuo settore?
Sì, assolutamente. Al Technology Transfer Office di KU Leuven, cerchiamo di portare avanti progetti che abbiano non solo un impatto economico, ma anche sociale. Uno dei nostri recenti spin-off, CoMoveIt, è un esempio di come la ricerca in un campo di nicchia possa sfociare in un’azienda di successo. Non renderà multi-miliardari i proprietari, ma il progetto sta dando e continuerà a dare una chance a disabili in condizioni critiche di potersi muovere in sicurezza. Per me questo è l’esempio più bello di come si possa creare impatto dal nostro Technology Transfer Office.
Viviamo in tempi molto incerti in cui gli equilibri politici ed economici conosciuti finora sembrano traballare. Questa incertezza riguarda anche i fondi che nei diversi Paesi saranno destinati a ricerca e sviluppo e crea interrogativi su come, non solo fondi pubblici ma anche finanziamenti privati, modelleranno diversi campi del sapere definendone le priorità. Credi che questa incertezza e gli interrogativi da questa generati abbiano effetti anche nel tuo settore professionale? E, se sì, quali?
Viviamo tempi in cui, purtroppo, veniamo a contatto con regole su regole, nuove restrizioni su nuove restrizioni, proposte ogni sei mesi per via di nuove sanzioni, che siano verso la Russia o verso Israele. Molto spesso i ricercatori sono bloccati per motivi lontanissimi dalla loro vita quotidiana e chi ne fa le spese (secondarie) sono tutti coloro che, pur con menti brillanti, non possono beneficiare di fondi bloccati per via di un contratto con un’ istituzione messa in lista nera.
Le incertezze economico-finanziarie, poi, si riflettono in una difficoltà oggettiva nel reperire finanziamenti per le start-up. Nel campo dei dispositivi medicali, una gestione scellerata a livello europeo nel settore regolatorio, ha spostato gli equilibri di giovani imprenditori costretti a chiudere bottega o spostare l’immissione nel mercato negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Chi ne paga le conseguenze è la società. Auspico il ritorno di una classe politica più illuminata.
Per concludere, uno degli aspetti caratteristici della formazione proposta dalla Scuola Superiore di Catania è stata da sempre l’interdisciplinarità. Per chi tra noi soci non è esperto di sviluppo tecnologico e start-ups ma vorrebbe saperne di più, c’è un prodotto culturale (ad esempio, un libro o un podcast) che vorresti consigliare?
“Zero to One: Notes on Startups, Or How to Build the Future” (di Blake Masters e Peter Thiel). Enjoy!
